La parola "vivibilità" è ormai entrata nel parlare comune. In essa è racchiusa tutta una serie di problemi e di situazioni da noi stessi creati: problemi e situazioni di cui molto si parla ma che sembrano destinati a polarizzare ancora per anni interessi, energie e progetti. Su questi punti, infatti, si innestano due fondamentali questioni: la necessità di una diversa cultura amministrativa e la necessità di una consapevole cultura dell'intervento verso un futuro desiderato.
Prendiamo ad esempio gli edifici storici che costituiscono tanta parte delle nostre città: la loro riconversione, l'adeguamento di interi stabili o di singole parti interne (alloggi, uffici, negozi, ecc.) avviene oggi, per lo più in assenza di una consapevole strategia di continuità con la storia.
Altro esempio: è recentissima la riscoperta del ruolo che, all'interno della città, hanno piazze e strade e giardini, quei luoghi cioè che, ormai da tempo, non sono più oggetto di attenzione specifica e che periodicamente si cerca di riqualificare con velleitari quanto inefficaci tentativi di "arredo urbano".
Organizzato dall'Istituto Quasar presso la sala della Protomoteca in Campidoglio nel febbraio scorso (sotto il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, la Regione Lazio, la Provincia di Roma, l'UPLA Confartigianato e il Comune di Roma) il convegno, "Ambiente storico e progetto futuro", ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del mondo politico (Raniero Benedetto, Teodoro Cutolo, Giulo Cesare Gallenzi, Bruno Landi, Renzo Carella, Athos De Luca, Benedetto Todini, Gabriele Alciati, Bernardo Corrad, Antonio Mazzocchi, Gianfranco Redavid) e dei più noti esponenti del mondo culturale del settore operante a Roma e nel Lazio (Carlo Odorisio, Rosario Assunto, Gianfranco Sigismondi, Enrico Milone, Luigi Moretti, Pio Baldi, Franco Zagari, Benedetto Todaro, Ippolito Pizzetti, Francesco Giovanetti, solo per citarne alcuni).
Finalità del convegno: "raccogliere opinioni e pensieri provenienti da osservatori variamente posizionati rispetto al tema e favorire l'eventuale reciproca integrazione, come pure prendere atto delle distanze e delle relative motivazioni oggettive".
Questa tecnica pluridisciplinare, secondo i promotori della manifestazione, "appare necessaria dato il carattere composto che assume in questo momento il problema del rapporto tra passato e presente-futuro che, nella città storica trova la sua formulazione più articolata e complessa".
Attraverso quattro sessioni di lavoro (monotematiche specializzate) il convegno si è articolato sviluppando problematiche estremamente attuali:
" Continuità e qualità nel riuso di contenitori storici attraverso la innovazione tecnologica" (prima sessione);
"Cortili, giardini, parchi - qualità ritrovata e intervalli urbani" (seconda sessione);
"Industrial design
- laboratorio del gusto o fabbrica dei desideri? Proposte per il Centro-Sud" (terza sessione);
" Progettisti per il futuro: problemi ed orientamenti per la formazione" (quarta sessione).
Estremamente ricca, in particolare, la prima sessione: destinazioni d'uso (definizione tipologica, proprietà e limiti del concetto di "contenitore"); norme vincolistiche e sistemi propositivi progettuali ("progettualità continua", manutenzione, qualità dell'intervento e qualità della vita); recupero e riuso (tecniche tradizionali e innovazione tecnologica, ipotesi in prospettiva per una gestione globale dell'habitat); la gestione e i meccanismi attuativi (nuove valutazioni del rapporto costi-benefici). In sostanza tutte le principali questioni che vanno dal "livello teorico e di metodo" fino al piano tecnico di intervento e gestionale-operativo.
Il tema della seconda sessione si è ispirato a due episodi, diversi tra loro, che risalgono agli anni '60: il primo riguarda una mostra organizzata a Roma da Bruno Zevi e Paolo Portoghesi sulla "spazialità interna dell'architettura"; mostra che con l'ausilio di plastici "critici" solidificava lo spazio vuoto assegnandogli consistenza reale riconoscendolo nel dominio delle scelte e della progettualità. Il secondo episodio, si rifà ad un libro di Gillo Dorfles "che ripropone all'attenzione, il valore dell'intervallo" come "momento significante anche se così spesso assente dalle forme dell'esperienza contemporanea".
Il ruolo che il design può svolgere nella qualificazione del prodotto industriale nell'area del Centro-Sud p stato, invece, il tema che ha animato la terza sessione, soprattutto in riferimento " alla ricaduta ambientale di alcuni prodotti che possono trovare nel tessuto industriale regionale una favorevole sperimentazione e reali motivi di opportunità (per citare solo alcuni settori: l'arredamento, l'arredo urbano e il design del Nord".
Laboratorio del gusto o fabbrica dei desideri? "Laboratorio del gusto" come "valenze e partecipazione conosciute dall'artigianato storico, e fabbrica dei desideri" come "desiderio di un'industria (fabbrica) che non produca solo desideri".
E infine la quarta sessione: "i caratteri che devono presumibilmente delineare la figura (o le figure) dei progettisti futuri ipotizzandone impegni e conoscenze che, non ancora in atto, si ritengono pur tuttavia passaggi obbligati per una sempre più matura progettazione ambientale nelle sue varie scale".
Restauro architettonico, arte dei giardini, architettura degli interni e arredamento, antiquariato e industrial design: sono i temi su cui si muove essenzialmente l'Istituto Quasar, promuovendo ogni anni manifestazioni culturali e seminari di studio rivolti a quanti - progettisti, operatori o semplici cultori - vogliano formarsi una competenza specifica in quei settori specializzati richiesti dalla realtà attuale e non previsti dalle strutture formative pubbliche. Un approccio sostanzialmente non accademico che taglia trasversalmente la materia e ne scompone analiticamente gli aspetti per poi ricomporli secondo una visione unitaria: un modo di lavorare estremamente attuale, utile e necessario.
Tratto da Costruttori Romani, di Gerardo Iannone, Marzo 1989
Convegno del Quasar "Restauri improvvisati" denunciano gli architetti
La riconversione, il restauro, l'adeguamento di edifici e delle loro parti interne avviene per lo più in assenza di una consapevole cultura di continuità con la storia; i guardi prodotti richiederanno ben presto altri sforzi di ripristino: lo denunciano urbanisti, architetti, esperti d'arte, al convegno organizzato dall'Istituto Quasar su "Ambiente storico e progetto futuro".
"I termini più generali del problema - ha detto il presidente di Quasar Benedetto Todaro - sono essenzialmente due: da un lato c'è la necessità di una diversa cultura amministrativa, dall'altro occorre una più consapevole cultura dell'intervento, del progetto, della proiezione verso un futuro desiderato".
Uno dei pochi segnali di controtendenza a questa "incultura della città" - è stato osservato - è la "riscoperta del ruolo che all'interno della città può essere rivestito dalle aree libere, dagli spazi pubblici a verde o semplicemente dalla scena pubblica: piazze, strade". Un maggiore impegno degli amministratori per la riqualificazione delle città ha anche una importante funzione sociale. Ne ha parlato il direttore generale del Ministero del Lavoro, Giuseppe Cacopardi.
L'Istituto Quasar tiene corsi di approfondimento e aggiornamento su vari aspetti architettonici e urbanistici. I prossimi, che inizieranno a marzo, riguardano arte dei giardini, restauro architettonico, antiquariato, architettura di interni e arredamento, industriale e giardini.
Tratto da la Repubblica, Pagina VI Cronaca di Roma, sabato 25 febbraio 1989