Dal 10 al 13 Novembre 2005 si è svolta la mostra Made in Italy, Made in Lazio, Made in Design presso il Museo del Teatro, del Cinema e della Musica di Vilnius, un percorso del quale il design costituisce il filo conduttore.
Alla mostra hanno partecipato oltre 23 produttori laziali e le Scuole di Design private e pubbliche più importanti d'Italia, tra cui l'Istituto Quasar. L'evento è stato organizzato da Sviluppo Lazio in collaborazione con l'ICE (Istituto Commercio Estero).
Nel corso della Mostra si sono svolti due workshop:
1- il viaggio del design: dal Mediterraneo al Baltico tra creatività ed innovazione;
2- il design industriale, l'immateriale come valore aggiunto e motore di sviluppo.
L'obiettivo era quello di accostare la capacità di lavoro e la creatività laziali a quelle lituane e di aprirsi al potenziale grande mercato dell'area baltica e di annunciare la futura istituzione del Compasso d'oro della Lituania e del Baltico.
Il design: un motore per l'economia industriale
del Prof. Benedetto Todaro, Preside del Corso di Laurea in Architettura di Valle Giulia, Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Per cogliere appieno il ruolo che il disegno industriale (o più brevemente: il design) svolge nel complesso rapporto che lega l'uomo d'oggi agli oggetti di consumo ed ai beni materiali in genere, basti ricordare come noi tutti si provenga da una condizione originaria (le cui tracce restano ancora impresse nel nostro codice genetico) in cui gli attrezzi d'uso quotidiani erano direttamente realizzati dal proprietario-utente. Costruire con le proprie mani le cose, esserne il creatore, permetteva di conoscerle profondamente, la conoscenza garantiva a sua volta il necessario legame utilitario ma anche effettivo ed a volte edonistico con gli oggetti. Anche quando non realizzati personalmente, almeno fino alla fine dell'ottocento, gli oggetti d'uso hanno mantenuto, in genere, una diffusa comprensibilità ed una totale familiarità con il pubblico degli utenti che poteva quindi decidere facilmente quando e come farne uso.
Con l'avvento dei mezzi di produzione di massa le tecniche (e le motivazioni) produttive sono divenute ignote ed incomprensibili, la distanza tra l'individuo medio e l'universo di oggetti che lo circonda è cresciuta a dismisura con il rischio di alienarli reciprocamente.
Nel film del '71 "La Classe operaia va in Paradiso" Elio Petri inserisce la figura di Militina, ex operaio rinchiuso in manicomio per aver aggredito un dirigente della sua fabbrica al grido di: "Si può sapere che c... si fabbrica in questa fabbrica?". E, sempre nello stesso film, il metalmeccanico Lulù, lasciato dalla moglie, si scaglia contro gli inconsulti oggetti del consumismo accumulati in casa e divenuti privi di senso. Un anno prima Antonioni con la sequenza finale di "Zabriskie Point" immaginava di far saltare in aria i simboli e gli oggetti di una società ingiusta facendoli ricadere al rallentatore in una sequenza dalla durata imbarazzante, a configurare una sorta di catalogo merceologico da vendita per corrispondenza tradotto in spazzatura.
Bene! Ecco configurato il ruolo attuale del design: favorire la riconciliazione tra pubblico degli utenti e sistema produttivo rendendo più intelligente e lucida la percezione della reciproca necessità ed elaborando i modi della sua soddisfazione.
In questo senso il disegno industriale, frutto di opera intellettuale e creativa indipendente sia dalle richieste del pubblico, sia dalle esigenze del sistema produttivo, ma sensibile ad entrambe le istanze, è chiamato a svolgere la funzione di interfaccia comunicativa e creativa tra necessità reali (sia già avvertite che ancora latenti e inespresse nel corpo sociale) e potenzialità della produzione, nonché ad orientare l'evoluzione della procedura verso direzioni più efficaci.
In design, in quanto equidistante tra produzione e consumo, può efficacemente osservare e studiare i caratteri di questi due universi e individuarne i più favorevoli punti di contatto, ponendosi come valido osservatorio nella fase attuale dello sviluppo delle società occidentali, in cui il rapporto tra pubblico e beni di consumo va sempre più sostituendo la categoria edonistica a quella meramente funzionale. E' facile immaginare come questo complichi a dismisura i compiti di pianificazione e di posizionamento sul mercato delle aziende.
Molte di queste dispongono di potenzialità non del tutto espresse che potrebbero essere facilmente sviluppate attraverso una maggiore attenzione al valore aggiunto costituto dall'interfaccia design. Le maggiori resistenze al riguardo si manifestano nelle aziende che intendono il mercato come entità amorfa a pura valenza quantitativa anziché come corpo vivo di umanità senziente verso cui muovere con disponibilità all'ascolto e all'osservazione. La sfida del mercato globale però porrà sempre più le aziende davanti ad un meccanismo selettivo di marca darwiniana esponendole ai grandi flussi planetari di variazioni incontrollabili. Il disegno industriale potrà essere, per molte aziende, quello che lo sviluppo cerebrale è stato per la nostra specie: l'arma vincente.