Si è tenuto mercoledì 7 luglio alle ore 19, all'Isola Tiberina a Roma, all'interno della manifestazione 'L'Isola del Cinema', un incontro in cui sono stati  esposti i risultati didattici dell'iniziativa "Homeless > a Living Box", scaturiti dalla creatività di 50 giovani designers in una gara di competenze, confronto e invenzione. Alla presenza di Associazioni, Intellettuali, Istituzioni e Aziende di produzione, sono stati presentati i prototipi, modelli al vero, maquettes, disegni e video con interviste e animazione dei progetti stessi in iperrealtà.

"Homeless > a Living Box è il risultato di un workshop organizzato dall'Istituto Quasar Design University Roma, insieme all'International Design Academy di Okinawa (Giappone), che quest'anno ha affrontato il tema dell'invenzione di uno spazio di vita per un "committente speciale":l’homeless**.

Nella consapevolezza dell'impossibilità di risolvere i gravi problemi che affliggono i barboni e della complessità del tema trattato, questo workshop ha voluto apportare un contributo semplice e fattivo all'interno di uno scomodo e ben più vasto fenomeno sociale, reinterpretando così il ruolo stesso della progettazione, sensibile e rispettosa delle necessità dei "meno" e non condizionata da una richiesta di mercato.

La possibilità di disegnare un involucro per i senza fissa dimora è stato,infatti, per i giovani designers, uno stimolo a guardare con un forte senso positivo questo mondo a loro alieno, con la speranza di far emergere soprattutto il valore della sua straordinaria utopia; traendo, inoltre, da questi temi scomodi, insegnamenti importanti per contrastare quel vuoto di intenzioni e di idee che spesso caratterizza molte aspirazioni formali e senza prospettive reali, interessate spesso a un esagerato desiderio di apparire.

Nomadismo, erranza, libertà, bisogno di protezione sono le linee guida seguite dai giovani designers durante questo workshop, finalizzato all'elaborazione di alcune soluzioni di uno spazio di vita per i senzatetto di tutte le città del mondo, di un "abitare" reversibile e soprattutto trasportabile per non eludere il primario principio della libertà di fruizione dello spazio pubblico dei clochards, per i quali "dormire" è uno dei momenti peggiori della vita quotidiana, uno dei più pericolosi (per la salute e per l'incolumità) ed insieme uno dei più difficili da conquistare. Sono stati particolarmente curati gli aspetti tecnici: impermeabilizzazione, resistenza all'uso e trasformabilità semplice e veloce dell'involucro.

Un particolare captatore di luce solare offre agli abitatori dei living box alcune ore di luminosità all'interno degli stessi, senza dover ricorrere così all'accensione di pericolose e costose candele.

Architettura, dunque, trasformabile, dal bidimensionale al tridimensionale, ma anche studio sulle energie comportamentali di queste figure erranti.

L’Istituto Quasar, attraverso l'Associazione Culturale APH-Associazione Progettisti dell'Habitat, ha avuto il piacere di donare i risultati progettuali del workshop alla "Caritas" e alla Comunità di S. Egidio, che cureranno la distribuzione ai diretti interessati dei "living box" prodotti grazie alla generosità di note aziende pubbliche e private.

Programma della Mostra "A living box"

ore 19:00
Orazio Carpenzano, direttore didattico dell’Istituto Quasar, apre con:

“il progetto non è più utopia, la realtà è l’unica vera utopia”.
Un buon progetto riflette, interpreta, trasferisce i suoi propositi qualificanti, traendo soprattutto da temi marginali e scomodi, come questo, importanti stimoli e insegnamenti.

Lorenzo Imbesi, architetto, interviene sul tema:

“nomad+house”: spazi portatili per l’abitare precario
Le trasformazioni dello spazio urbano attraverso il tema dell’emergenza: vivere l’emergenza del quotidiano significa costruire nel provvisorio habitat minimi, ambienti versatili ed adattabili per abitare gli spazi non riconosciuti ufficialmente.

Enrico Cocco, compositore, presenta:

“homeles-clang: scenari di umanità urbana”
_Opera contemporanea di teatro musicale,che guarda con attenzione a questa dimensione sociale, realizzata dal vivo come pièce per attori e musicisti. _

Musica di Enrico Cocco.

Testi e regia di Pablo Maximo Taddei. Musicaexperimento-Musicateatroensemble

Patrocini
Caritas, Comunità S.Egidio, Trenta ore per la Vita, Comune di Roma, Provincia di Roma, Regione Lazio, Ordine degli Architetti di Roma, Facoltà di Architettura, Università di Roma “La Sapienza”.